[...]Il Dandi era il più arrogante di tutti. Di un'arroganza sottile: studiata e consapevole, ma allo stesso tempo istintiva. Sempre perfettamente rasato, con abiti di buon taglio, rispettoso con il sostituto. Tagliente solo all'occorrenza: ma se gliene davi l'occasione, lingua lunga e battuta pronta.[...] [...]Dandi non possedeva l'intelligenza acuta del Libanese, l'imprevedibilitÃ* del Bufalo e nemmeno la forza oscura che spirava dai silenzi del Freddo. Ma era come se, a furia di stare con gli altri, un pizzico di ciascuna di queste qualitÃ* gli fosse rimasta appiccicata alla pelle. Se il Libanese era nato capo, Dandi era l'allievo che presto avrebbe superato il maestro.[...]